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attualita:liberta_digitale:20030829_no_al_brevetto_europeo_sul_software

Diciamo "NO" al Brevetto Europeo sul Software

di Francesco De Napoli
venerdì 29 agosto 2003

www.interzapagina.it

Alcuni buoni motivi per firmare la petizione contro il Brevetto Europeo sul Software.

Ciò che ha sempre reso possibile il continuo progesso della nostra specie è stata la voglia di emulare e migliorare ciò che era disponibile. Tra qualche giorno l’approvazione di una miope ed anacronistica direttiva europea rischia di rallentare, se non bloccare per sempre, questo circolo virtuoso almeno nel settote dello sviluppo del Software.

La lobby dei produttori americani, in europa non abbiamo grossi nomi, hanno fatto pressioni sul Congresso Americano prima e sulla Comunità Europea poi per rendere brevettabile il software, spacciandolo come un sistema per proteggere gli investimenti e combattere la pirateria e garantire all’erario cospicui introiti. Per chi non lo sapesse, è necessario versare nelle casse dello Stato piccola somma per mantenere attivo un brevetto per tutta la sua durata, 17 anni negli Stati Uniti e 20 nella maggior parte degli stati europei.

Domanda: chi investirà nello sviluppo sapendo che potrebbe violare qualche brevetto posseduto da un suo agguerrito concorrente?

Non certo l’hobbista o una modesta softwarehouse.

Il rischio che corriamo è che nell’immediato futuro molti colossi investiranno più nel loro reparto legale per evitare di cadere in qualche brevetto/trappola o spingervi la spina nel fianco di turno, piuttosto che in quello ricerca & sviluppo come sarebbe logico per una società operante nel mercato della information & comunication technology.

Visioni paranoiche? Non proprio. Di recente eBay ha perso una causa per violazione dei brevetti sulle aste online, o una quasi sconosciuta casa californiana rivendica il brevetto sullo streaming audio/video su internet o Amazon denunciata per i consigli sugli acquisti, o come Microsof condannata per la violazione del brevetto sull’esecuzione di software remoto, o la tattica di SCO per far cassa, dopo alcuni anni fallimentari, citando per violazione di proprietà intellettuali di Unix il suo clone più famoso: Linux e le aziende che lo sostengono.

Proprio l’azione di SCO ha avviato una micidiale reazione a catena, uno dei colossi informatici, IBM, ha reagito controcitando SCO per violazione dei propri brevetti, pescandone 4 a caso dal suo vasto portafoglio.

Qualche anno fa si stimava che IBM possedesse più di 30.000 brevetti industriali validi, e visto che siamo in clima di digressione citiamo anche i Bell Labs Lucent Technology, oggi vantano la media di 3 brevetti industriali approvati a livello mondiale al giorno, ed è tragicomico pensare che propio l’impero Bell Telephone nasce dall’usurpazione del brevetto sul telefono all’italianissimo Antonio Meucci, che da immigrato non possedeva né le risorse economiche, né la padronanza del codice americano per difendersi adeguatamente in tribunale. Ergo solo i pesci grossi hanno le risorse per sopravvire ad una causa per violazione dei brevetti.

Questo è quanto sta accadendo negli States negli ultimi mesi, vogliamo che l’Europa scimiotti i cuigini americani anche questa volta?

Il brevetto serve a sconfiggere la pirateria come vogliono far credere? No, di certo! Per quello ci sono strumenti appositi come il diritto d’autore, anche se talvolta sono ci state leggi criticabilissime.

Il diritto di autore impedisce ad un concorrente di usare la medesima porzione di codice, a me no che non sia possibile fare altrimenti, in un proprio prodotto, come del resto nell’ambito dei librario è considerato plagio copiare porzioni di un altro testo, mentre è possibile raccondare la medesima storia con altre parole ed il pubblico premia il prodotto non solo per l’originlità, ma anche per la tecnica narrativa o le emozioni che l’autore sa suscitare. Per maggiori dettagli sulla tutela del software vi rimando alla mia serie di articoli sulle tecniche di protezione del software.

Il brevetto impedisce l’uso di un’idea in un certo contesto industriale, ebbene già da tempo il software era brevettabile, ma solo come parte integrante di un macchinario industriale, mentre ora lo diventerà come entità a sestante o meglio lo diventa come idea risolutiva di un certo problema. Solo chi detiene il brevetto o la licenza d’uso può realizzare e distribuire la propria soluzione software. Solo per esaltare la pericolosità del brevetto software ricorriamo ad un bizzarro esempio letterario. Il brevetto tutelerebbe l’idea originale e quindi il genere, p.e. non si potrebbero scrivere racconti di viaggi sulla luna o in mongolfiera senza violare i brevetti di Giulio Verne, o di viaggi fantastici senza infrangere quelli di Dante.

Torniamo al nostro problema. La nostra vita oggi è fortemente condizionata dall’uso di programmi, dalle erogazione di acqua all’ABS delle auto è tutto gestito via software, non possiamo più farne a meno. Se non ci fosse una così ampia gamma di soluzioni tra le quali scegliere saremmo costretti ad adattare i nostri bisogni ai “capricci” dei produttori, molti sono costretti a farlo già oggi in presenza di alcuni regimi di monopolio, che verrebbero esaltati dal brevetto software, non solo perché già ne possiedono molti e molti altri ne stanno richiedendo, ma soprattutto perché hanno i mezzi per scambiarsi le licenze o per acquistarle.

L’affollamento delle patrie aule dei tribunali come precedentemente accennato non è il solo svantaggio prodotto dai brevetti software, altri limiti sono illustrati nel mio precedente articolo Sistemi di calcolo alternativi al binomio Intel & Microsoft ed in particolare nell’intervento dell’ing. Alessandro Rubini della FSF.

Facciamoci almeno un’altra domanda. Cosa sarebbe accaduto se qualcuno fosse riuscito a brevettare l’idea di uno strumento software per scrivere documenti?

Sicuramente utilizeremmo un solo Text-Editor o le varianti si conterebbero sulle dita di una mano, difficilmente sarebbero nati gli innumerevoli Word Processor o Desk Top Publishing che tutti usiamo, in un incredibile effetto domino ciò si ripercuoterebbe indirettamente anche su altri settori, p.e. i software per spedire/leggere email o sui pacchetti integrati per lo sviluppo del software; al loro interno necessariamente deve essere integrato un text-editor, probabilmente avremmo anche un solo browser per le pagine WEB, il vecchissimo NCSA Mosaic, e certamente per scriverci a mano le pagine in HTML useremmo sempre il medesimo arretrato text-editor.

Senza la concorrenza e la libertà di migliorare e reinventare forse useremmo ancora computer monocromatici, software privi di interfaccia grafica, comandi DOS degni del più complicato rebus della Settimana Enigmistica. Questo ristagno avrebbe reso praticamente ridicoli i fatturati del mercato ICT, che invece oggi è uno dei pilastri dell’economia e fa gola a molti. Proprio la volontà di consolidare la propria fetta di mercato, senza alcuno sforzo e senza nuovi investimenti, sta alimentanto la crociata per far approvare brevetti software un po’ ovunque. Una volta che l’Europa e i paesi tecnologicamente avanzati dell’Asia li avranno approvati, chi si potrà più opporre? I paesi del terzo e del quarto mondo? Altro che Digital Divide (la normativa americana sul diritto d’autore - ndr).

L’impoverimento dell’offerta ed il ristagno tecnologico sono il vero pericolo. Se volete manifestare il vostro disappunto firmate la petizione visitando il sito:

http://petition.eurolinux.org/index_html?LANG=it

Per saperne di più prima di firmare:

attualita/liberta_digitale/20030829_no_al_brevetto_europeo_sul_software.txt · Last modified: 2011/02/15 11:07 (external edit)