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attualita:liberta_digitale:20041009_fbi_sequestra_i_server_di_indymedia

L’FBI sequestra i server di Indymedia nel Regno Unito

sabato 9 ottobre 2004

www.italy.indymedia.org

Comunicato stampa di Indymedia

Le autorità statunitensi hanno emesso un ordine federale imponendo all’ufficio di Rackspace negli Stati Uniti di consegnare loro l’hardware di Indymedia situato a Londra. Rackspace è uno dei providers che ospitano il web di Indymedia con uffici negli Stati Uniti e a Londra. Rackspace ha acconsentito, senza prima renderlo noto a Indymedia, e ha consegnato i server di Indymedia nel Regno Unito. Questo atto ha colpito più di 20 siti di Indymedia in tutto il mondo.

Dal momento che l’ingiunzione è stata inoltrata a Rackspace e non a Indymedia sono ancora ignote a Indymedia le ragioni di quest’azione. Parlando ai volontari di Indymedia, Rackspace ha affermato che “non possono fornire a Indymedia nessuna informazione riguardante l’ordine ricevuto”. Altri Internet service Providers hanno ricevuto in simili situazioni obblighi di riservatezza che impediscono alle parti coinvolte di ricevere aggiornamenti su quello che sta succedendo.

A Indymedia non è chiaro come e perché un server che è fuori dalla giuridisdizione statunitense possa essere sequestrato dalle autorità degli Stati Uniti.

Allo stesso tempo, sempre a Rackspace, un secondo server è stato disconnesso: si tratta di un server che ospita trasmissioni live di diverse stazioni radio, BLAG (linux distro), e un’altra serie di cose utili.

Negli ultimi mesi il governo federale degli Stati Uniti ha condotto numerosi attacchi ai danni di vari Indymedia nel mondo. In agosto i servizi segreti hanno cercato di interrompere il NYC IMC (Independent Media Center) prima della convention repubblicana provando a sequestrare i logs da un provider internet negli Stati Uniti e nei Paesi Bassi. Il mese scorso la Commissione Federale per le Comunicazioni (FCC) ha chiuso numerose radio comunitarie in tutti gli Stati Uniti.

Due settimane fa l’FBI ha chiesto che Indymedia rimuovesse un messaggio su Nantes IMC che conteneva delle foto di alcuni agenti della polizia svizzera sotto copertura. Altri attivisti di IMC Seattle sono stati visitati dall’FBI per lo stesso motivo. Per contro, Indymedia ed altre organizzazioni di media indipendenti hanno recentemente vinto importanti cause, come ad esempio contro la Diebold (compagnia che fornisce sistemi di votazione elettronica, coinvolta nei conteggi scandalo delle ultime elezioni USA) e contro il “Patriot Act” (una legge che consente all’FBI in nome della sicurezza nazionale e della lotta al terrorismo di monitorare sistematicamente, senza richiedere l’autorizzazione della magistratura, la corrispondenza ordinaria ed elettronica, la navigazione sul Web, e perquisire le case dei cittadini americani e non, negli Usa e all’estero). In questo quadro le autorità degli Stati Uniti hanno deciso di chiudere decine di “Indymedia Centers” in tutto il mondo.

La lista degli IMC locali colpiti da questa operazione include Ambazonia, Uruguay, Andorra, Polonia, Massachusetts occidentale, Nizza, Nantes, Lilles, Marsiglia (tutta la Francia), Euskal Herria (paese Basco), Liegi, Vlaanderen est, Antwerpen (tutto il Belgio), Belgrado, Portogallo, Praga, Galiza, Italia, Brasile, Regno Unito parte del sito della Germania ed il sito della radio on-line di Indymedia.org.

FBI: Interventui su richiesta dell’Italia

L’intervento dell’Fbi per bloccare i server del sito Indymedia è avvenuto su richiesta dell’Italia e della Svizzera. Lo ha detto un portavoce dell’Fbi, Joe Parris, spiegando che l’iniziativa non è stata presa in prima battuta dal ministero della Giustizia americano. Replicando alle polemiche che ha suscitato in Italia la vicenda del blocco del sito Internet popolare nell’ambiente noglobal e alternativo, il Bureau da Washington ha fatto sapere che quella legata a Indymedia «non è un’operazione dell’Fbi».

L’intervento, ha detto Parris alla Afp, è stato fatto «a nome di paesi terzi da parte di responsabili del ministero della Giustizia contro un server, Rackspace, che fornisce spazio sul web a Indymedia». Parris ha precisato che i paesi terzi sono l’Italia e la Svizzera e ha aggiunto che l’iniziativa del ministero della Giustizia americana non è stata altro che «un aderire agli obblighi legali contenuti nei nostri trattati di assistenza reciproca».


attualita/liberta_digitale/20041009_fbi_sequestra_i_server_di_indymedia.txt · Last modified: 2011/02/15 11:08 (external edit)