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Bestiario italiano

Proposta di legge Levi-Prodi

ricardo_franco_levi.jpg

Il governo riforma l'editoria
Burocrazia sul web? Allarme in rete

www.repubblica.it

19 ottobre 2007

Un disegno di legge licenziato dal Cdm lascia intravedere l'obbligo di iscrizione al registro per chi ha attività editoriali, forse anche per chi ha un blog o un sito

Aumenterebbero quindi anche per i “piccoli” su internet spese e sanzioni penali Il sottosegretario Levi: “Non è questo lo spirito, deciderà l'Autorità”

di ALDO FONTANAROSA

ROMA - Consiglio dei ministri del 12 ottobre: il governo approva e manda all'esame del Parlamento il testo che vuole cambiare le regole del gioco del mondo editoriale, per i giornali e anche per Internet. E' un disegno di legge complesso, 20 pagine, 35 articoli, che adesso comincia a seminare il panico in Rete. Chi ha un piccolo sito, perfino chi ha un blog personale vede all'orizzonte obblighi di registrazione, burocrazia, spese impreviste. Soprattutto teme sanzioni penali più forti in caso di diffamazione.

Articolo 6 del disegno di legge. C'è scritto che deve iscriversi al ROC, in uno speciale registro custodito dall'Autorità per le Comunicazioni, chiunque faccia “attività editoriale”. L'Autorità non pretende soldi per l'iscrizione, ma l'operazione è faticosa e qualcuno tra i certificati necessari richiede il pagamento del bollo. Attività editoriale - continua il disegno di legge - significa inventare e distribuire un “prodotto editoriale” anche senza guadagnarci. E prodotto editoriale è tutto: è l'informazione, ma è anche qualcosa che “forma” o “intrattiene” il destinatario (articolo 2). I mezzi di diffusione di questo prodotto sono sullo stesso piano, Web incluso.

Scritte così, le nuove regole sembrano investire l'intero pianeta Internet, anche i siti più piccoli e soprattutto i blog. E' così, dunque? Ricardo Franco Levi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e padre della riforma, sdrammatizza: “Lo spirito del nostro progetto non è certo questo. Non abbiamo interesse a toccare i siti amatoriali o i blog personali, non sarebbe praticabile”.

Un esempio concreto, però: il blog di Beppe Grillo verrà toccato dalle nuove norme? Anche Grillo dovrà finire nel registro ROC? “Non spetta al governo stabilirlo - continua Levi - Sarà l'Autorità per le Comunicazioni a indicare, con un suo regolamento, quali soggetti e quali imprese siano tenute davvero alla registrazione. E il regolamento arriverà solo dopo che la legge sarà stata discussa e approvata dalle Camere”.

Insomma: se una stretta ci sarà, questa si materializzerà solo tra molti mesi, dopo il passaggio parlamentare e dopo il varo del regolamento dell'Autorità. Ma nell'attesa vale la pena di preoccuparsi. Perché l'iscrizione al ROC - almeno nella formulazione attuale - non implica solo carte da bollo e burocrazia. Rischia soprattutto di aumentare le responsabilità penali per chi ha un sito.

Spiega Sabrina Peron, avvocato e autrice del libro “La diffamazione tramite mass-media” (Cedam Editore): “La vecchia legge sulle provvidenze all'editoria, quella del 2001, non estendeva ai siti Internet l'articolo 13 della Legge sulla Stampa. Detto in parole elementari, la diffamazione realizzata attraverso il sito era considerata semplice. Dunque le norme penali la punivano in modo più lieve. Questo nuovo disegno di legge, invece, classifica la diffamazione in Internet come aggravata. Diventa a pieno una forma di diffamazione, diciamo così, a mezzo stampa”.

Anche Internet, quindi, entrerebbe a pieno titolo nell'orbita delle norme penali sulla stampa. Ne può conseguire che ogni sito, se tenuto all'iscrizione al ROC, debba anche dotarsi di una società editrice e di un giornalista nel ruolo di direttore responsabile. Ed entrambi, editore e direttore del sito, risponderebbero del reato di omesso controllo su contenuti diffamatori. Questo, ai sensi degli articoli 57 e 57 bis del codice penale.


La legge Levi-Prodi e la fine della Rete

www.beppegrillo.it

Ricardo Franco Levi, braccio destro di Prodi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha scritto un testo per tappare la bocca a Internet. Il disegno di legge è stato approvato in Consiglio dei ministri il 12 ottobre. Nessun ministro si è dissociato. Sul bavaglio all’informazione sotto sotto questi sono tutti d’accordo.

La legge Levi-Prodi prevede che chiunque abbia un blog o un sito debba registrarlo al ROC, un registro dell’Autorità delle Comunicazioni, produrre dei certificati, pagare un bollo, anche se fa informazione senza fini di lucro.

I blog nascono ogni secondo, chiunque può aprirne uno senza problemi e scrivere i suoi pensieri, pubblicare foto e video.

L’iter proposto da Levi limita, di fatto, l’accesso alla Rete.

Quale ragazzo si sottoporrebbe a questo iter per creare un blog?

La legge Levi-Prodi obbliga chiunque abbia un sito o un blog a dotarsi di una società editrice e ad avere un giornalista iscritto all’albo come direttore responsabile.

Il 99% chiuderebbe.

Il fortunato 1% della Rete rimasto in vita, per la legge Levi-Prodi, risponderebbe in caso di reato di omesso controllo su contenuti diffamatori ai sensi degli articoli 57 e 57 bis del codice penale. In pratica galera quasi sicura.

Il disegno di legge Levi-Prodi deve essere approvato dal Parlamento. Levi interrogato su che fine farà il blog di Beppe Grillo risponde da perfetto paraculo prodiano: “Non spetta al governo stabilirlo. Sarà l’Autorità per le Comunicazioni a indicare, con un suo regolamento, quali soggetti e quali imprese siano tenute alla registrazione. E il regolamento arriverà solo dopo che la legge sarà discussa e approvata dalle Camere”.

Prodi e Levi si riparano dietro a Parlamento e Autorità per le Comunicazioni, ma sono loro, e i ministri presenti al Consiglio dei ministri, i responsabili.

Se passa la legge sarà la fine della Rete in Italia.

Il mio blog non chiuderà, se sarò costretto mi trasferirò armi, bagagli e server in uno Stato democratico.

Ps: Chi volesse esprimere la sua opinione a Ricardo Franco Levi può inviargli una mail a: levi_r@camera.it

ddl_editoria_030807.pdf

Date: Sat, 20 Oct 2007 01:04:43 +0200
From: Niccolo Rigacci <niccolo@rigacci.org>
To: levi_r@camera.it
Subject: Proposta di legge

Caro sottosegretario,

ho letto della proposta di legge sull'editoria. Le confesso che
non sono per niente allarmato per il temuto "bavaglio ad
internet". La proposta e' semplicemente una boiata pazzesca,
tecnicamente ridicola, indice solo della vostra incompetenza.

Quello che pero' mi fa riflettere e' la sua risposta alla domanda
se volete oscurare i blog:

"Non abbiamo interesse a toccare i siti amatoriali o i blog
personali, non sarebbe praticabile".

Ho letto bene: non sarebbe praticabile! Si capisce che vi
piacerebbe eccome "toccarli"! E comunque ci state provando.

Siete alla frutta: andate a casa prima che la piena vi porti via.

P.S. Ebbene si, votai Prodi, ma non mi ribeccate piu'.

--
Niccolo Rigacci
Firenze - Italy

Frattini il censore

frattini.jpg

http://www.reuters.com/article/internetNews/idUSL1055133420070910

Web search for bomb recipes should be blocked: EU

Mon Sep 10, 2007 1:16pm EDT

By Ingrid Melander

BRUSSELS (Reuters) - Internet searches for bomb-making instructions should be blocked across the European Union, the bloc's top security official said on Monday.

Internet providers should also prevent access to any site giving instructions on how to make a bomb, EU Justice and Security Commissioner Franco Frattini said in an interview.

“I do intend to carry out a clear exploring exercise with the private sector … on how it is possible to use technology to prevent people from using or searching dangerous words like bomb, kill, genocide or terrorism,” Frattini told Reuters.

The EU executive is to make this proposal to member states early in November as part of a raft of anti-terrorism proposals.

These include the screening of private data of passengers flying into the 27-nation bloc and the creation of an early warning system to alert police forces to thefts of explosives.

Representatives of the Internet industry are meeting the EU on Tuesday, the sixth anniversary of al Qaeda's September 11 attacks on the United States, at a European Security Research and Innovation Forum.

The Internet has taken on huge importance for militant groups, enabling them to share know-how and spread propaganda to a mass audience, as well as to link cell members.

MORE COOPERATION

Asked whether a plan to block searches for bomb instructions or for the word 'terrorism' on Web search engines could infringe on the rights to expression and information, Frattini said in the phone interview:

“Frankly speaking, instructing people to make a bomb has nothing to do with the freedom of expression, or the freedom of informing people.

“The right balance, in my view, is to give priority to the protection of absolute rights and, first of all, right to life.”

Frattini said there would be no bar on opinion, analysis or historical information but operational instructions useful to terrorists should be blocked.

He said European legislation would spell out the principles of blocking access to bomb instructions. The details would be worked out by each EU country.

Disconnecting a Web site immediately was currently possible only in a minority of EU states including Italy, Frattini said.

After German police arrested three men suspected of a major bomb plot last week, politicians called for greater powers to monitor computers. Germany's top appeals court has ruled the clandestine monitoring of computers by police is illegal.

“The level of the threat (in the EU) remains very high,” Frattini said. “That's why I am making appeals and appeals for stronger and closer cooperation.” (additional reporting by David Brunnstrom)


Frattini, censurare le parole pericolose

http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2061687

martedì 11 settembre 2007

Roma - Si può garantire un libero flusso dell'informazione impedendo l'utilizzo in rete, magari come chiavi di ricerca, di parole potenzialmente pericolose? Questa la domanda a cui bisognerà rispondere se andrà in porto il nuovo progetto annunciato dal commissario europeo alla Sicurezza Franco Frattini, intenzionato a mettere al bando termini come “bombe” o “uccidere”.

“Intendo condurre una indagine esplorativa con il settore privato - ha spiegato Frattini a Reuters - su come sia possibile utilizzare la tecnologia per impedire che la gente utilizzi o ricerchi termini pericolosi come bomba, uccidere, genocidio o terrorismo”.

Le dichiarazioni del Commissario, che già in passato aveva espresso alcune perplessità sulla disseminazione online di certe informazioni, non sono per ora destinate a tradursi in una normativa o in una tecnologia specifica: l'appello di Frattini è al settore privato e a quello pubblico, affinché collaborino individuando delle strade possibili.

L'esponente UEIn tal senso il prossimo novembre Frattini intende inserire questa idea in una serie di misure antiterrorismo che verranno proposte agli stati membri dell'Unione Europea, procedure che comprendono sistemi più efficienti per la prevenzione di attentati e l'analisi dei passeggeri in transito negli aeroporti. Il fatto che Frattini ne parli proprio adesso non deve stupire: oggi esponenti dell'industria tecnologica europea si riuniranno presso lo European Security Research and Innovation Forum. Il fatto che il meeting avvenga proprio oggi, 11 settembre, a sei anni dagli attentati di Al-Qaida contro gli Stati Uniti, non è evidentemente casuale.

Secondo Frattini è necessario muoversi in una direzione di maggiore contrasto in quanto la rete, come già più volte ripetuto da molti esperti e diverse amministrazioni, viene utilizzata in modo massiccio dalle reti terroristiche internazionali.

E se qualcuno in queste ore ha definito il progetto di Frattini di censura selettiva, secondo il Commissario non ci si può nascondere dietro ad un dito. “Parlando francamente - ha dichiarato - istruire qualcuno su come si costruisce una bomba non ha niente a che vedere con la libertà di espressione, o la libertà di informare. Il giusto equilibrio a mio avviso è dare priorità alla protezione dei diritti assoluti e, primo tra tutti, quello di vivere”.

Lo sforzo tecnologico diventa quindi necessario, nella visione di Frattini, per evitare che la prevenzione si trasformi in cieca censura. In questo senso il Commissario ha garantito che non ci potrà essere alcun freno alla divulgazione di documenti storici, opinioni o analisi. Quel che va bloccato, ha spiegato, è la diffusione di istruzioni operative che i terroristi possono far proprie ed utilizzare. “Il livello della minaccia - ha sottolineato Frattini - rimane molto elevato. Per questo sto facendo appelli su appelli per una cooperazione più forte e più coesa”.

Tra le misure che dovranno essere implementate all'interno dell'Unione Europea c'è anche un più veloce blocco dei siti web a rischio: il Commissario lamenta come in molti paesi dell'Unione sia ancora assai difficile pervenire ad una disconnessione di certi siti in tempi rapidi.


http://www.anti-phishing.it/news/articoli/news1209074.php

ALCEI contro Frattini: no alla censura di Internet

Il sonno della ragione genera mostri. E forse era un po’ stanco il Commissario europeo Franco Frattini, quando ha preannunciato la sua proposta per il futuro della rete, alla vigilia dell’anniversario dell’11 settembre. La sua intenzione è infatti quella di trovare un sistema per evitare che i motori di ricerca possano individuare alcune parole che, a suo dire, potrebbero costituire una minaccia per l’umanità.

Certo, alla vigilia della ricorrenza della strage di groud zero, qualsiasi panzana che abbia un sapore repressivo sembra suonare bene. Ma la “svolta” di Frattini giunge davvero fuori tempo massimo e non sembra affatto originale: anche la Cina ha già sperimentato – non certo con successo- un sistema di filtraggio delle parole ricercabili con google per espungere lemmi come “democrazia”, “libertà” e “rock’n’roll”.

Ad ogni modo le parole in libertà di Frattini, rilasciate all’agenzia Reuters, non sono passate in osservate ed hanno suscitato subito un vespaio di polemiche in Italia. In primis sono stati gli esperti dell’ALCEI, nota associazione di informatici e giuristi che combatte per la libertà di utilizzazione delle risorse tecnologiche, che hanno stilato un articolato comunicato stampa di risposta alle parole del Commissario, e che qui di seguito vi proponiamo.

Repressione e censura. Lo spettro incombe ancora sull’Italia e sull’Europa. Una inquietante dichiarazione del Commissario europeo Franco Frattini preannuncia l’arrivo della più devastante delle censure: quella sulle parole. La strada e’ aperta per punire chi “pensa” troppo.

Apprendiamo con sgomento - ma purtroppo senza stupore - della proposta avanzata dal commissario europeo Franco Frattini di imporre una censura selettiva sulle parole utilizzate in rete. “I do intend” - dichiara Frattini all’agenzia Reuters il 10 settembre 2007 - to carry out a clear exploring exercise with the private sector … on how it is possible to use technology to prevent people from using or searching dangerous words like bomb, kill, genocide or terrorism”.

La posizione espressa dal commissario Frattini e’ inaccettabile, gravissima e realmente liberticida. L’uso di pretesti come “sull’internet si impara come fare le bombe” e’ una bufala che risale agli albori della diffusione della rete e che insieme alle “violazioni” di copyright e alla strumentalizzazione della tutela dei minori ha costituito - come ALCEI denuncia continuamente da oltre dieci anni - la storica scusa per invocare censura e repressione.

E’ chiaro, e largamente dimostrato dai fatti, che ogni genere di “filtri” o divieti e’ inutile e inefficace nella repressione di attivtà criminali, mentre si trasforma inevitabilmente in uno strumento di censura e repressione dell’informazione, del dialogo e dalla liberta’ di espressione. Non e’ impedendo ai cittadini onesti di parlare di argomenti preoccupanti che si impedisce ai violenti, agli assassini e ai terroristi di continuare le loro perverse attivita’.

La posizione espressa dal commissario Frattini e’ tutt’altro che un evento isolato e si inserisce in un continuo e progressivo processo di compressione dei diritti individuali in nome di non meglio specificati “principi etici”. Come dimostra, per esempio, il gravissimo caso della richiesta - priva di fondamento legale, e di un provvedimento formale - avanzata dal ministero delle comunicazioni agli internet provider italiani di bloccare la raggiungibilita’ di un sito tedesco dai contenuti oggettivamente inaccettabili e culturalmente criminali, ma che si dovrebbero combattere con le armi della cultura e della critica, invece che con la repressione cieca e fanatica che serve solo a trasformare mostri in vittime.

Possiamo sperare che quelle incaute affermazioni trovino nell’Unione Europea, come nelle autorita’ italiane, qualche ostacolo di buon senso e di consapevolezza civile. Ma il solo fatto che di diffondano proposte di quella specie e’ un sintomo grave e preoccupante.

Ancora una volta si dimostra quanto siano fondati gli avvertimenti che ALCEI diffonde da tredici anni e che si stanno ripetutamente verificando.

La situazione che si e’ creata e aggravata nel corso del tempo - e che ora emerge all’attenzione del “grande pubblico” - dimostra come l’Italia sia in un vero e proprio stato di emergenza per le liberta’ civili.

Censura AAMS

Giorgio Tino
Giorgio Tino

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Italia, raddoppia la censura di massa

http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2084818

mercoledì 10 ottobre 2007

Roma - Chi avesse fin qui sperato in un tardivo ripensamento, non gradirà: l'Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato, AAMS, ha allargato a dismisura nel corso degli ultimi mesi la lista dei siti messi al bando, i siti Internet, cioè, che gli utenti italiani non possono visitare. L'operazione di sequestro del traffico procede col vento in poppa: se in origine riguardava circa 500 siti ora ne coinvolge più di 2mila.

AAMS, che si muove con delega dell'ultima Finanziaria, non si limita più ad oscurare l'accesso ai siti Internet dei casinò online e dei bookmaker, ora si è passati a prendere di mira anche i siti di videogiochi se questi videogame, come il poker online giocato con soldi finti (che vengono definite poker room), possono rappresentare un accesso a giochi d'azzardo veri e propri.

In particolare, se lo scorso dicembre Punto Informatico registrava l'oscuramento di 600 siti, mentre scriviamo la lista ha ora raggiunto la vetta record di 1.241 siti web.

L'operazione di sequestro del traffico, già duramente stigmatizzata dagli esperti di ISOC Italia, non viene definita censura ma, anzi, viene considerata dalla Finanziaria, e di conseguenza anche da AAMS, come una forma di tutela degli utenti italiani. I siti messi al bando, infatti, non hanno stipulato accordi specifici né hanno licenza di operare in Italia e, dunque, non solo non garantirebbero entrate ai Monopoli ma anche non offrirebbero garanzie minime per chi volesse utilizzarne i giochi a pagamento.

Il fatto che su quei siti siano presenti informazioni, dati, opportunità che non prevedono il pagamento o la partecipazione a giochi d'azzardo, come dimostrano gli eventi di questi giorni, non ha alcuna importanza: nell'ottica con cui si procede all'oscuramento è sufficiente che un sito sia gestito da una entità che non ha sottoscritto contratti con i Monopoli italiani perché entri nella lista dei siti inibiti, come la definisce la stessa AAMS sul proprio sito. Passa in secondo piano anche l'eventuale desiderio di un utente italiano di conoscere e informarsi sui meccanismi dei siti d'azzardo internazionali.

C'è da chiedersi se una strategia di questo tipo funzioni. Se, cioè, i Monopoli e di conseguenza l'Erario italiano incassino di più grazie al blocco dei siti esteri. Vista l'applicazione di una sorta di web hijacking istituzionale, all'estero impiegato per i soli siti pedopornografici, è lecito aspettarsi che vi sia almeno una forte contropartita. Ma se è difficile fare i conti, è invece facile vedere come siti del gambling internazionale tra i più conosciuti e apprezzati in tutto il mondo, come quello di William Hill, già bloccato a febbraio 2006, dopo più di un anno e mezzo continuino a risultare inaccessibili dall'Italia:

aams1.jpg

E se è difficile credere che siano pericolosi i siti degli storici bookmaker britannici, il sequestro del traffico continua a convincere a metà anche sul piano tecnico. Per accedere a molti siti è infatti sufficiente smanettare con il browser, per altri è necessario ricorrere ai molti, forse infiniti modi che consentono di mascherare la propria provenienza “italiana”. In tutti i casi, una volta su quei siti, è possibile visionarli, capire come funzionano, quali regolamenti applichino, alle leggi di quali paesi facciano riferimento e persino lasciarvi il proprio stipendio.

http://www.isoc.it/index.php?option=com_content&task=view&id=75&Itemid=111


Ministero dell’Economia e delle Finanze

Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato

DIREZIONE PER LE STRATEGIE

Ufficio 6° - Contrasto delle attività illegali

Prot. N. 294/Strategie/UCA

Allegati: 1

OGGETTO: Legge 23 dicembre 2005, n.266 (Finanziaria per l’anno 2006) – Oscuramento siti illegali.

Nell’ambito della riunione tenutasi presso questa Amministrazione in data 20 febbraio u.s., sono state definite le prime modalità tecniche, quali di seguito espressamente evidenziate, idonee a consentire a codeste Società di inibire, con decorrenza 00.00 del 24 febbraio p.v., l’accesso alle reti telematiche dei siti proponenti giochi, scommesse, concorsi pronostici con vincite in denaro, in difetto di concessione, autorizzazione o licenza rilasciate da AAMS.

- l’inibizione dei siti di gioco non autorizzati dovrà avvenire tramite variazione della risoluzione DNS a cura delle Società in indirizzo. In particolare, le richieste verso i siti non autorizzati dovranno essere reindirizzate, a cura di codeste Società, verso l’indirizzo IP 217.175.53.72; su tale indirizzo apparirà evidenziata una pagina web nella quale risulterà segnalata l’impossibilità di collegamento al sito, in quanto non rientrante tra quelli muniti della necessaria autorizzazione prevista per offrire giochi in Italia -

Codeste Società, pertanto, dovranno applicare immediatamente tali misure nei confronti di tutti gli operatori non autorizzati compresi nell’elenco pubblicato sul sito di questa Amministrazione www.aams.it.

Al riguardo, si precisa che nell’elenco in parola, corretto anche sulla base delle considerazioni espresse nell’ambito della citata riunione e che si ritrasmette, in allegato, alla presente nota, risultano apportate alcune variazioni rispetto all’elenco già trasmesso in data 13 febbraio u.s.

In particolare, si evidenzia che il nuovo elenco riporta 11 righe in meno in quanto :

  • 9 righe sono state eliminate per la cancellazione dei siti duplicati;
  • 2 righe sono state eliminate perché i siti www.betshop.com e www.coral.co.uk fanno capo ad operatori che hanno già avviato le procedure per regolarizzare la loro posizione circa la raccolta di giochi sul territorio italiano. Pertanto il collegamento con i due siti indicati non deve, al momento, essere inibito.

Tanto premesso, si richiede a codeste Società, di far pervenire, con la massima urgenza, allo scrivente Ufficio 6° - Contrasto delle attività illegali- al numero di fax 06/58572736 o alle e-mail e numeri di telefono di seguito indicati, l’elenco completo degli indirizzi IP (corredati dei nomi) dei propri DNS, al fine di consentire l’inoltro dello stesso agli Organi di Polizia, competenti ad operare il controllo degli adempimenti richiesti dalle disposizioni di legge.

Inoltre, come già rappresentato nel corso della predetta riunione, tali Organi di Polizia, (che leggono per conoscenza) potranno avvalersi della collaborazione delle Società in indirizzo con interventi di proprio personale attuati presso le sedi operative delle Società stesse. Ciò al fine di rendere maggiormente efficace e tempestiva l’azione di monitoraggio e controllo svolta da tali Organismi.

In ultimo, si comunica che la presente nota, anticipata via e-mail e fax, sarà inviata anche per via ordinaria.

Il Dirigente

Silvio Caldarone


http://www.altalex.com/index.php?idnot=10397 decreto_oscuramento.html.gz

Una copia di internet, please!

urbani.jpg

www.webmasterpoint.org

12/05/2006

Come qualcuno di voi ricorderà la tanto discussa legge che obbliga i titolare dei siti web a inviare copia del proprio sito web via cd, dvd o dischetto alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze è entrata in vigore da circa due settimane.

Quindi tutti i titolari di siti web devono fare una copia dle prorio sito e coprrere alle poste per inviarlo alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze ? Per fortuna no…e stavolta a sistemare la situazione ( visto che legge è stata approvata ed è entrata in vigore) ci ha pensato sagggiamanete la stessa amministrazione della Biblioteca che per non vedersi sommergere da copie di siti web a lanciato un interessante progetto che tende a realizzare ( con metodi più moderni ! ) quello che la legge 106 del 15 aprile 2004 desiderava ottenere, ovvero la raccolta e la conservazione dei siti web con la finalità di conservare la memoria della cultura e della vita sociale italiana. Il progetto della Biblioteca Nazionale di Firenze cercherà di creare un archivio di tutti i siti web italiani, aggiornabili annualmente, attraverso l'utilizzo di uno spider ( come quello che utilizzano tutti i motori di ricerca ) in grado di prelevare automaticamente e registare le pagine web di qualunque sito web. E in questi giorni, vedendo le statistiche, molto webmaster si saranno accorti di un nuovo spider che sta passando sui propri siti. Il suo nome è Heritrix ed è proprio quello utilizzato dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.

Di seguito il comunicato stampa ufficiale:

A seguito dell'entrata in vigore della legge 106 del 15 aprile 2004 Norme relative al deposito legale dei documenti di interesse culturale destinati all'uso pubblico la nostra biblioteca riceve numerose richieste di informazioni su come “depositare” i siti web.

La legge 106/2004, allineando la legislazione italiana a quella dei Paesi più avanzati, dispone la raccolta e la conservazione dei siti web (come di tutte le altre pubblicazioni digitali), con la finalità di conservare la memoria della cultura e della vita sociale italiana.

La legge prevede che venga emanato entro sei mesi un regolamento di applicazione, ma si può anticipare che le biblioteche nazionali stanno cooperando a livello internazionale e che concordemente indicano nell'harvesting - ossia nella raccolta delle pagine web effettuata tramite un software (crawler )- la modalità più efficiente e sostenibile di deposito. In pratica con questa tecnologia chi pubblica siti web liberamente accessibili in rete non deve “depositare” assolutamente niente: è il crawler gestito dall'istituzione depositaria che provvede a “raccogliere” il sito web (per maggiori informazioni su archiviazione del web e cooperazione internazionale: http://netpreserve.org)

l15.4.2004n.106.pdf

Legge Pisanu

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